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Victoria Inaudi
Tutte le poesie

La Porta

Per ogni cosa esiste un istante, un'ora segreta in cui qualcosa dentro di noi smette di resistere e l'anima, scalza, si prepara a varcare la soglia di se stessa.

Ho sentito dire che hanno bevuto la medicina e non è successo nulla. Che hanno attraversato la notte senza visioni, senza rivelazioni, senza che il mistero pronunciasse i loro nomi.

E mi chiedo…

E se non si trattasse di sentire? E se si trattasse di aprire? Di concedere al silenzio lo spazio di cui ha bisogno per farsi voce?

Ci sono porte che non cedono alla forza, né alla volontà, né alla fame di risposte.

Porte che aspettano.

Aspettano che lasciamo andare le redini, che il pensiero si inginocchi, che l'ego, stanco di custodire ogni cosa, si faccia da parte per un istante e ci lasci passare.

Perché dare il permesso è molto più che desiderare di vedere.

È accettare il tremore dell'ignoto, spogliarsi delle certezze, lasciar cadere, uno a uno, gli strati che abbiamo tessuto nel tempo per sopravvivere a noi stessi.

È entrare senza sapere quale volto ci restituirà l'oscurità.

Perché non sempre ci aspetta la luce.

A volte, dall'altra parte, ci attende l'ombra: quella creatura antica che abita in silenzio, la ferita che abbiamo imparato a chiamare forza, la paura vestita d'orgoglio, il dolore che abbiamo sepolto così a fondo da finire per dimenticare che anche quello era nostro.

E forse la medicina non viene a regalarci visioni, né a consegnarci verità altrui, ma a rimuovere, per un istante, il velo che ci separa da ciò che è sempre stato lì.

Perché ci sono viaggi che non iniziano quando le labbra toccano la coppa, ma quando il cuore smette di chiudere le porte.

E ci sono silenzi che non sono assenza, ma una forma sacra di attesa.

Forse non è la medicina a decidere quanto possiamo vedere, ma ci sono ancora angoli dell'anima che non sappiamo abitare senza scappare via.

Perché aprirsi è anche un atto di coraggio. E guardare in faccia ciò che per anni abbiamo evitato può essere il modo più profondo di tornare.

Tornare al corpo. Alla verità. Alla memoria. A quella parte di noi che non ha mai smesso di chiamarci dall'altra parte della paura.

Forse la vera cerimonia non consiste in quanto è straordinario ciò che vediamo, ma nell'intimità di ciò che osiamo sentire.

E forse il mistero non si apre quando gli chiediamo di entrare, ma quando smettiamo di fuggire da ciò che potrebbe mostrarci.

Perché, alla fine, non c'è rivelazione più profonda che trovarsi faccia a faccia con la propria ombra e scoprire che, persino lì, nella parte più oscura di noi, palpita ancora la possibilità dell'amore.

E che tornare a casa non è mai stato arrivare in un altro luogo.

Era imparare, finalmente, a non abbandonarci.

Victoria Inaudi

Victoria Inaudi